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Lifestyle

Digitale Terrestre. I tematici fanno trendy

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Sempre più numerosi ma soprattuto sempre più tematici. Sono i canali del digitale terrestre che ormai è la piattaforma preferita dagli italiani. Ma non è solo un fatto di tecnologia. Il digitale terrestre, ha cambiato in questi 10-15 anni anche il modo di vedere la tv. Di scegliere il palinsesto. E si è passati, dai soliti sei canali, ad un mondo di programmazioni tematiche e, anche se un po’ ripetitive, capaci di coinvolgere maggiormente il telespettatore.

Se cerchi un film giallo, c’ è il canale Giallo. Semplice no? Eppure fino a qualche anno fa la dimensione dei canali tematici esisteva solamente sulla tv a pagamento. La televisione gratuita, quella popolare, conosciuta, discussa nei bar, partiva dai Rai1 e finiva con Italia1. Nei casi più fortunati, si sconfinava su TMC poi divenuta La7. Oggi con il digitale terrestre tutto è cambiato. E il pubblico, soprattutto quello più giovane, si è formato ad uno zapping decisamente più esteso. Che comprende decine, anzi centinaia di canali.

Bouquet tematici, che vivono di repliche e factual ma che hanno il vantaggio della certezza del palinsesto. Su RealTime, il pubblico femminile trova sempre un unico genere di programmi. E questo ha fatto la fortuna della rete tv che è passata a sfiorare, in alcune fasce orarie, gli share delle generaliste più piccole. E con costi di produzione relativamente molto bassi.

Oggi ad esempio il gruppo Discovery, maestro della tematicità catodica, ha superato il gruppo Cairo, editore di quello che sempre ha voluto essere il terzo polo e che con l’ arrivo del digitale è rimasto ancora più indietro. Il terzo polo prima di Cecchi Gori, con TMC e VideoMusic, poi diventata Tmc2, poi di Telecom con La7 ed Mtv. E ancora Cairo con La7 e La7D. Prove di nuove tv generaliste che non hanno fino in fondo convinto un pubblico che mentre loro lottavano, cambiava e cresceva. Abituandosi ad un modello spiccatamente più anglosassone dove prima del programma conta il canale. La rete tv che non è più solo contenitore ma rappresenta un brand, un valore, un genere a sé.

E’ oggi, è inutile negarlo, le tv tematiche battono le generaliste, sul pubblico giovane e digitalizzato. Quello più smart abituato a muoversi veloce, sui social, nella vita e anche nella scelta del proprio intrattenimento preferito.

Non è un caso che sia Rai che Mediaset vedono di anno in anno cali vertiginosi dei loro indici di ascolto e continuano ad investire in nuove produzioni, così da limitare i danni. Eppure quel modello sembra defunto. E in parte lo ammettono anche i grandi gruppi, come quelli dello storico duopolio, che pur mantenendo ferma la propria strategia generalista, stanno investendo in nuove forme di broadcasting, con nuovi canali digitali, portali internet, offerte a pagamento.

Insomma, la rivoluzione è in atto e porterà, entro pochi anni, ad una frammentazione inimmaginabile, fino a pochi anni fa, del pubblico televisivo.

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